Roma Skill Share: La nuova frontiera della conoscenza e della condivisione

Roma Skill Share @ Porto Fluviale
Roma Skill Share @ Porto Fluviale

Dalle ricette per cucinare platano ecuadoregno, riso senegalese e olive ascolane, passando per le movenze sensuali delle danze orientali e una tazza di caffè turco, fino ai disegni arabeggianti all’Henné. Tutto questo in un solo week end e senza uscire dal G.R.A.

Torna a Roma lo Skill Share, il festival dedicato alla condivisione del sapere  e che mette in dubbio l’attuale modello di sviluppo, basato sulla proprietà, sulla competizione e sul controllo.

Il Roma Skill Share, come ci racconta Ilaria, una delle organizzatrici, trae le sue origini dall’esperienza oltreoceano del Boston Skil Share, da cui riprende in pieno l’idea di base “Do It Yourself/Do It Our self” ossia ognuno è insegnante e al contempo studente e chiunque può mettere a disposizione per circa un’ora e mezza il proprio sapere e la propria esperienza in un determinato campo, senza limiti all’inventiva.

Ed ecco quindi laboratori su come non farsi fregare al mercato, come preparare ottime ricette a base di platano, ottenere del latte di soya fatto in casa o cucinare il tofu o la panada sarda. Oppure come costruire un forno con paglia e terra, come interpretare i fondi di caffè, tecniche avanzate di uncinetto e lavoro a maglia e poi laboratori artistici per bambini di disegno, canto e musica. Ce n’era davvero per tutti i gusti e tutte le età.

Giunto alla sua seconda edizione, lo Skill Share quest’anno ha scelto come sede non a caso Porto Fluviale, una delle più grandi realtà di occupazione abitativa della capitale dove proprio lo scambio di conoscenze e abilità ha messo in atto uno dei più riusciti esperimenti di auto-recupero urbano.
Come racconta Ilaria infatti “l’idea è che Skill Share sia un festival itinerante e che si caratterizzi a seconda del posto che lo ospita e quest’anno ci incuriosiva la possibilità di interagire con persone di provenienze diverse, di appartenenze etniche e culturali differenti. Senza dimenticare poi che questo spazio, come ex caserma, è a rischio vendita per destinarlo ad attività commerciali e ludiche, mentre ci preme ribadire il diritto all’abitare e all’utilizzo sociale degli spazi in città”.

Dal 6 giugno 2003 infatti nell’ex magazzino dell’aeronautica militare abitano circa 100 famiglie, che in tutti questi anni si sono date da fare per restituire alla comunità un immobile altrimenti popolato da fantasmi.
Porto Fluviale è oggi una casa per molte famiglie, la maggior parte delle quali immigrate. Ma è anche luogo di ritrovo e centro di aggregazione, sportello antiviolenza, sede di laboratori e da poco anche un’ottima sala di tè aperta al pubblico.

Sì perché nonostante l’occupazione vada avanti da 9 anni, sono molte le persone che si sono affacciate nell’enorme stabile per la prima volta, come Angela, che ne aveva sempre sentito parlare o Sara. Entrambe entusiaste di quanto appreso in questi giorni, ma soprattutto dal clima di scambio e condivisione e dalla tanta energia generata in sole 48 ore.

Anche gli stessi occupanti sono stati ben felici di aprire il pesante portone di ferro al quartiere e non si aspettavano una così grande partecipazione. Mohammed, un operaio marocchino che passa la maggior parte della settimana in giro per l’Italia ad installare pannelli fotovoltaici, si gode una tazza di caffè mentre osserva sua moglie e sua figlia destreggiarsi nell’arte del tatuaggio all’Henné. Carmen, una ragazza peruviana che vive al Porto con sua zia da più di un anno, ne approfitta per imparare qualche nuova ricetta e si rallegra di una così ampia adesione.

Quello che si è svolto sabato 12 e domenica 13 maggio al Porto Fluviale non è stato solo il festival della condivisione dei saperi, ma un tripudio di colori, sapori, volti e tradizioni provenienti da  5 continenti e uniti in un solo posto nell’intento comune di un sapere partecipato e partecipante.

foto e testo di Daniela Silvestri – Collettivo WSP. Tutti i diritti riservati.