Otto capolavori di Caravaggio da reinterpretare in fotografia contemporanea, senza intaccare le luci e la composizione delle opere del grande maestro: questo l’obiettivo del fotografo Giuseppe Zanoni, di Porto Ercole il quale, insieme alla giornalista tedesca Annegriet Camilla Spoerndle e all’architetto Giacomo Pietrapiana, ha coinvolto nel progetto studenti, pensionati, maestre, pescatori, mamme e nonni della sua terra d’origine. L’impresa è stata ancora più avventurosa per la scelta del mezzo tecnico: il banco ottico a lastre, prima storica macchina fotografica, senza l’ausilio di strumenti digitali. «Io sono nato dove Caravaggio è morto e sono sempre stato affascinato dalla potenza fotografica dei suoi quadri, dei suoi modelli e dei giochi con le luci e le ombre – ha dichiarato Zanoni –; gli studi scientifici della dottoressa Roberta Lapucci hanno poi confermato e catalizzato la mia idea sul Caravaggio fotografo. Così abbiamo cominciato a sviluppare le prime idee sulle opere». «Come Caravaggio anche noi volevamo lavorare con la gente del popolo e siamo tutti molto contenti del prodotto finale», ha aggiunto Spoerndle. Per Pietrapiana «il lavoro è stato complesso ed appassionante e i risultati hanno coinvolto sia lo storico dell’arte Tomaso Montanari che sponsor tecnici tra cui Fuji e Canon Italia; abbiamo inoltre ottenuto il patrocinio del Comune di Monte Argentario e della Città di Caravaggio, della Provincia di Grosseto e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali». I risultati saranno presentati in una mostra fotografica (e in un catalogo) che si terrà dal 24 luglio fino al 29 agosto durante i festeggiamenti del quadricentenario della morte del Caravaggio.
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