Il Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma partecipa alle celebrazioni organizzate in Italia in occasione del Bicentenario dell’Indipendenza dei Paesi dell’America Latina con una mostra dedicata ad alcuni personaggi chiave delle esplorazioni italiane nel continente sudamericano, personaggi che hanno lasciato un’impronta nell’antropologia e nella museografia etnografica. La rassegna è organizzata dalla Soprintendenza al Museo (Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione generale per le Antichità) in collaborazione con il Ministero per gli Affari Esteri.
L’esposizione, “Viaggiatori italiani dell’Ottocento in America Latina”, in programma dal 20 febbraio al 19 aprile,  presenta carte geografiche, fotografie, disegni e reperti archeologici ed etnografici rappresentativi delle aree di esplorazione, alcuni dei quali in mostra per la prima volta, appartenenti alle collezioni cedute all’allora Regio Museo Preistorico-Etnografico. Tra i manufatti, di grande interesse scientifico e artistico, sono compresi  tessuti peruviani, ornamenti plumari delle culture amazzoniche, ceramiche dei popoli del Chaco e utensili e imbarcazioni dei Fuegini.

India Caduveo, cartolina da disegno di Guido Boggiani
I viaggiatori si inseriscono in un contesto storico in cui il viaggio, dopo l’idealizzazione dei luoghi remoti tipica del Settecento, diventa soprattutto un’esperienza scientifica, di conoscenza, pur non venendo meno il desiderio di avventura. I personaggi protagonisti, quindi, sono per lo più viaggiatori-scienziati.
Fanno eccezione il missionario apostolico francescano padre Illuminato Coppi, motivato dall’integralismo religioso, e il pittore Guido Boggiani, spinto da ansie estetiche.
Il primo, insediatosi nella zona del Rio Negro e profanando dal pulpito della chiesa di Ipanoré il culto indigeno di Yuruparí, scatenò nella regione del Vaupés una rivolta indigena che lo costrinse alla fuga e bloccò l’attività missionaria nella regione per molti anni. Durante il suo soggiorno mise  insieme una collezione di oggetti provenienti dalle popolazioni arawak, Tariâna, Tukano, Kobéwa e Baniwa del bacino del Uaupés e Wapitxâna e Macuxí del Rio Branco.
Il secondo, appassionatosi all’Argentina e al Paraguay, organizzò varie spedizioni etnografiche nel Chaco, entrando in contatto con i Chamacoco e i Caduveo, e raccolse un’eccezionale collezione di manufatti di quelle popolazioni.
Alessandro Malaspina, Enrico H. Giglioli e Giacomo Bove visitarono ampie zone al seguito di spedizioni scientifiche ufficiali.
Malaspina, al comando di una spedizione esplorativa spagnola dal 1789 al 1793, con due corvette (la Atrevida e la Descubierta) raccolse in Patagonia dati geodetici, magnetici, fisici, idrografici e geologici, ma anche materiale botanico, zoologico ed etnografico producendo un grande patrimonio cartografico. 
Giglioli, naturalista e antropologo, visitò i paesi latinoamericani durante una circumnavigazione del globo e raccolse una vasta collezione di materiale etnografico, corredata da documentazione fotografica.
Bove, ufficiale della Regia Marina Italiana, compì vari viaggi nei paesi del cono sudamericano, dove raccolse una cospicua collezione riguardante gli Ona e gli Yaghan della Terra del Fuoco e i Tehuelche della Patagonia.
Tre diverse figure di studiosi sono, infine, quelle di Gaetano Osculati, Antonio Raimondi ed Ermanno Stradelli.
Osculati partì da solo dalle coste pacifiche dell’Ecuador, dove scoprì le sorgenti del Rio Napo, per arrivare alla foce del Rio delle Amazzoni, un viaggio in senso longitudinale attraverso il continente che raccontò nel libro Esplorazione delle regioni equatoriali lungo il Napo e il fiume delle Amazzoni (1854).
Raimondi, geografo e naturalista, fece del Perù la sua seconda patria dedicando tutta la sua vita a esplorare e descrivere il paese, raccogliendo piante, animali, minerali e individuando importanti resti archeologici.
Stradelli, geografo ed etnologo, si recò in Amazzonia per conto della Società Geografica Italiana, effettuò esplorazioni lungo il Rio delle Amazzoni e il Parà e nelle regioni interne, poi si inoltrò verso le sorgenti dell’Orinoco; si interessò soprattutto alle etnie del Vaupés.
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