Collettivo WSP

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Lo scorso 23 settembre 2009 nasce l'associazione culturale Collettivo WSP, grazie alla comune passione di un gruppo di amici e giovani fotografi freelance, per il reportage fotografico sociale e d'attualità, con particolare interesse per le dinamiche di integrazione ed esclusione sociale.

I nostri progetti nascono da singole visioni della realtà e da personali espressioni fotografiche, trovando sintesi nella comune idea di una fotografia libera, critica e di inchiesta. Il gruppo, variegato in stili e personalità, ha intrapreso un progetto che da un'idea comune si articola in mille sfumature. Scopo dell'Associazione Culturale è quello di incentivare e divulgare la fotografia in tutte le sue forme come elemento componente la cultura contemporanea e come mezzo moderno di espressione artistica. La fotografia nella nostra visione va intesa inoltre come mezzo di conoscenza e di integrazione, attraverso cui promuovere e incentivare forme di scambio e collaborazione culturale, creando terreno fertile per nuove modalità di espressione artistiche e culturali e collaborazioni finalizzate alla condivisione di un progetto comune.

NEL NOME DI ...

Nel nome di ... è il tentativo di mostrare, nella pluralità dei culti rappresentati, un mosaico di popoli, tradizioni e spiritualità, dove ogni tessera racconta storie particolari di una singola comunità e universali del legame di ciascun individuo con la propria fede. Un lavoro che è anche la ricerca di un filo comune che unisce i popoli e le religioni al di là delle differenze, in tempi in cui la convivenza e l'integrazione sembrano ancora difficili da realizzare. Molteplici i culti rappresentati, in particolare, il Cristianesimo cattolico, la Chiesa copta-ortodossa, Pentecostale, di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, l'Ebraismo, l'Induismo, l'Islamismo e il Buddismo. E ancora più numerose le comunità coinvolte nel progetto e che hanno permesso ai fotografi di entrare in contatto con loro e farsi ritrarre in momenti intimi come la celebrazione e la preghiera: la comunità eritrea, etiope, somala, cinese, pakistana, tailandese, peruviana, nigeriana, araba, egiziana, americana, indiana, rumena, ucraina e italiana. Le fotografie colgono sia i momenti tipici e identitari dei vari culti, sia i momenti di convivialità e socialità che si svolgono in ricorrenze come la Pasqua, il Capodanno, il Natale, il Battesimo o la festa di singoli santi e divinità. Un insieme di immagini di realtà spesso ignote, ricche di suggestioni, esposte nel cuore di Trastevere, quartiere dalla lunga tradizione di accoglienza e integrazione di culture e popoli diversi.

MOSAICO

Mosaico è un progetto nato insieme alla Città dell'altra economia nel corso dell'evento "Il mondo a Roma" il Natale di Roma dedicato ai migranti di ieri e di oggi.
In questa occasione sono stati presentati i seguenti lavori:

Lucha y Siesta

L'8 marzo 2008 un gruppo di donne, coordinato da Action-A, movimento romano attivo nella lotta al diritto alla casa, occupò uno stabile abbandonato da anni, in via Lucio Sestio, nel centro del quartiere Tuscolano. Da questa occupazione nacque la Casa delle Donne Lucha Y Siesta dove oggi vivono 16 donne e alcuni bambini che qui hanno trovato un alloggio, più o meno temporaneo, ma soprattutto un punto di riferimento. Lucha y Siesta non è solo un'opportunità di alloggio per molte delle donne impossibilitate a trovare altre sistemazioni perché senza lavoro, emarginate, prive di alcuna tutela o in fuga da uomini violenti, ma offre molte attività organizzate a loro sostegno. Dallo sportello per la tutela legale e centro di ascolto contro le violenze, ai corsi di italiano per stranieri, ai laboratori creativi finalizzati all'orientamento e inserimento lavorativo. Questi scatti raffigurano alcuni dei momenti e delle donne che animano questo stabile.
Foto di: Daniela Silvestri

Manifestazione a sostegno del popolo palestinese

Roma, sabato 17 gennaio. C'era tanta gente a Roma per dire no all'operazione israeliana nella Striscia. È strano trovarsi inondati da migliaia di bandiere della frammentata sinistra, confondersi nei cori in arabo che inneggiano al grande Allah, perdersi sulle note dell'Internazionale, girarsi ed essere coperti dalle bandiere della pace. Soffocare fra le braccia e le gambe della gente che si muove come un enorme essere umano. E' strano fermarsi davanti al Colosseo e restare in silenzio mentre centinaia di persone s'inginocchiano verso la Mecca. E' una parte della società italiana, può piacere o no. E' la gente chea gennaio è scesa unita in piazza con i propri i linguaggi e la retorica che segna ogni manifestazione dalla sagra di paese all'indignazione contro la guerra: 150mila persone, 100mila, 50mila non si sa, per difendere il diritto del popolo palestinese ad esistere.
Foto di: David Scerrati

Sotto il nome di Zingaro: Manifestazione del popolo Rom

Un corteo colorato con giovani zingare danzanti sul carro all'incessante ritmo dato dai tamburi e dai cori contro il razzismo. Erano circa in due mila a sfilare il 10 giugno 2008 nella Capitale, dal Colosseo al centro sociale Villaggio Globale (dove venerdì scorso è stato sgomberato un accampamento Rom), per esprimere solidarietà alle etnie Rom e Sinti in Italia e per contrastare i recenti atti di razzismo nei confronti dei nomadi. Molti con la Z di “Zigeuner”, zingaro in tedesco, cucita sopra un triangolino nero di stoffa. Il corteo è stato organizzato dal gruppo ‘Every One' e dalle organizzazioni della Difesa dei diritti del popolo Rom e dai Comitati dei campi di Roma. Tra i partecipanti, anche il Collettivo WSP.
Foto di: Giuseppe Chiantera, Lucia Perrotta